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Territorio

Calavino

di Martedì, 03 Maggio 2016 - Ultima modifica: Lunedì, 26 Settembre 2016
Immagine decorativa

Calavino (Calavim in dialetto trentino) ex comune della provincia di Trento.

Dal 1º gennaio 2016 si è fuso con Lasino per formare il nuovo comune di Madruzzo.

Altitudine: 460 mslm

Superficie: 12,88 kmq

Abitanti: 1 550 (28 febbraio 2015)

STORIA DI CALAVINO

L’abitato di Calavino, circondato da vigneti e frutteti, si presenta diviso in due parti dalla strada principale: quella al di sopra di essa, impreziosito da pregevoli palazzi rinascimentali, e quella disposta invece al di sotto, un antico quartiere di origine medievale, ricco di mulini e fucine.L'organizzazione amministrativa del territorio comunale non rappresenta un fatto prettamente moderno, ma è la risultante di un processo storico che - pur attraverso continue modificazioni - affonda le sue radici nel corso dei secoli e che pertanto viene a costituire una sorta di continuità con il passato. 

Si presenta un profilo della storia comunitaria, curate sulla base di fonti documentarie dal prof. Mariano Bosetti.

Periodo medioevale - moderno
Nel ricostruire questo spaccato di storia locale, dalla disgregazione dell'impero romano con le conseguenze politiche che hanno interessato anche il Trentino, è, innanzitutto da rilevare che la cellula territoriale di base, nella quale si sommavano funzioni politico - amministrative e religiose, è la pieve. Termine, questo, che - attraverso una commistione di rapporti politico - civili da una parte e religiosi dall'altra, non sempre ben distinti tra loro, (anche per la figura, in seguito, del Principe Vescovo, ossia dell'autorità centriche che esercitava nel trentino entrambi i poter) - ha finito col mantenere in tempi più recenti, soltanto il significato legato all'aspetto ecclesiale.
Per la Valle dei Laghi fino al "Bus de Vela" pare avvalorata l'ipotesi - non suffragata, però, da esplicite e valide fonti documentarie - dell'esistenza della sola pieve originaria di Calavino (verso il V° secolo), il cui punto difensivo poteva coincidere on il "castrum Vitianum", distrutto dai Franchi nel 590 in occasione della guerra contro i Longobardi. In realtà, il fatto che le pievi fossero ridotte di numero e di fatto della notevole estensione territoriale di quella di Calavino ("comunità intermedia", rispetto alle altre pievi viciniori, può avvallare con la dovuta prudenza tale interpretazione.
È riferito intorno al mille il presunto smembramento dell'antica pieve di Calavino con l'istituzione, per "imitazione", delle altre due pievi del Sopramone e di Cavedine, territorialmente più ridotte rispetto alla prima.
Ci si avvia, pertanto, verso una fase di graduale polverizzazione amministrativa del territorio col sorgere di diversi comuni, siano essi derivati dalla Pieve (Comune Plebis), siano essi derivati da entità territoriali minori (Comunità di villaggio); quest'ultime però continuano a mantenere legami (per lo più proprietà comunali indivise) con l'originario centro di Pieve. Per quanto riguarda Calavino emerge una giurisdizione che comprende, oltre alla pieve originaria, le ville di Lasino e Madruzzo con i rispettivi territori. In questi secoli e in quelli successivi avviene la graduale bonifica della Piana del Sarca ed un inizio di stanzialità, che avrebbe dato origine in seguito ai paese di Sarche, Pergolese e Ponte Oliveti.
Nel periodo feudale troviamo, nel territorio della Provincia di Trento, come suprema autorità politico - amministrativa il Principe Vescovo; le singole comunità godevano però di un'ampia autonomia interna, che aveva bisogno di una precisa regolamentazione normativa. Ecco quindi che ci s'imbatte nelle carte di regola, ossia leggi statutarie scritte che davano norma alla vita economico - sociale e civile delle antiche comunità trentine e nelle quali si respira "attraverso la rigorosità collettiva circa la conservazione e la manutenzione del bene comune, la saggezza ecologica insita nella cultura contadina alpina" (A. Gorfer). Anche la Comunità di Calavino ebbe la sua carta di regola. Attraverso un'attenta indagine archivistica si è rinvenuto nel documento n. 1 "Libro de ordini della comunità di Calavino" [1493 - 1505] l'antica carta di regola [copia settecentesca in volgare dell'originale], che è mancante delle prime pagine e quindi della datazione certa; però è possibile risalire al periodo della sua stessa stesura, che la colloca fra la fine del '400 ed i primi anni del '500. Sicuramente con l'ultima versione della Carta di regola [anno 1765] ci troviamo di fronte ad uno strumento normativo, giunto a completa maturazione non solo per il numero di articoli [ben 130], ma anche per la precisa regolamentazione dei vari settori della vita comunitaria, frutto della secolare esperienza precedente.
La carta di regola contiene, quindi, tutta una serie di disposizioni intese a regolare la vita interna della comunità: dalle convocazioni assembleari, all'elezione delle cariche pubbliche, alla difesa del patrimonio boschivo, alla tutela della salute e del territorio.
Una data fondamentale della storia del nostro Comune è l'anno 1428, allorché sotto la giuda di Giovanni Besagno maggiore di Calavino, Bernardo Boninsegna maggiore di Lasino e Francesco Pisoni maggiore di Madruzzo vennero riuniti in un unico ente territoriale i 3 Comuni. Tale fusione è documentata dalla cosiddetta Carta Unionis factae de Montibus, ed Pasquis omnibus inter homines Villae Callavini, cum hominibus villae Lasini et Madrutii; ossia Carta d'Unione di tutti i monti e pascoli, sancita tra gli abitanti della villa di Calavino con quelli di Lasino e Madruzzo.
Questo legame durò poco più di 300 anni e lo scioglimento dovrebbe essere avvenuto intorno al 1767 allorchè incominciarono a sorgere dei contenziosi di tipo fiscale [si veda il documento sulla spartizione della "còlta" per i forestieri] e soprattutto di tipo territoriale [si vedano i numerosi contrasti per l'individuazione dei confini] fra Calavino da una parte e Lasino con Madruzzo dall'altra.
Questa nuova situazione non determinò sostanziali modifiche interne, tutt'al più verso la fine del secolo si assiste ad una serie di questioni catastali per la spartizione del territorio (si tratta ovviamente delle aree comunali: boschi e prati, di cui in precedenza ogni abitante delle tre comunità poteva godere sia a Calavino, che a Lasino che a Madruzzo).
Verso la fine del settecento cessa di fatto la plurisecolare organizzazione politico - amministrativa del Principato vescovile di Trento (anche dal punto di vista formale cessa con la Convenzione di Parigi del 26 dicembre 1802) e tra il 1797 e il 1817 si assiste ad un vorticoso succedersi di avvenimenti militari (periodo napoleonico) e di conseguenti rivolgimenti politico - istituzionali, che finiscono coll'interessare anche le piccole comunità della nostra provincia. Cerchiamo di richiamare questi fatti in maniera rapida: dopo un periodo di denominazione austriaca (1802 - 1806), il territorio trentino passò sotto il dominio bavarese (1806 - 1809); il fatto rilevante di tale dominazione per i comuni trentini fu l'abolizione delle Regolanie Maggiori e Minori (ossia delle carte di regola), di conseguenza venne tolta l'autonomia ai Comuni, ignorando gli antichi diritti e le vecchie istituzioni.
Nel 1810 il Trentino fu inserito nel Regno d'Italia, sotto il dominio francese, e con la nuova organizzazione territoriale vennero istituiti 5 distretti ed ogni distretto in 20 cantoni. La valle dei Laghi faceva parte del Cantone di Trento e comprendeva 3 Comuni: Terlago con 2.795 ab. (Terlago, il Piedigazza, Cadine, Sopramonte, Vigolo Baselga), Vezzano con 995 ab. (Vezzano, Baselga, Margone e Ranzo), Calavino con 2.733 ab. (Calavino, Padergnone, Lasino e Cavedine). Nei comuni di terza classe (ossia quelli che avevano una popolazione inferiore ai 3000 abitanti) vi era il Sindaco, coadiuvato da 2 anziani nominati dal Prefetto di Trento. In base a questa nuova suddivisione Calavino sembra assumere l'antica supremazia pievana sull'intera valle di Cavedine ed anche su Padergnone.

Periodo ottocentesco
La struttura istituzionale austriaca, conseguente al passaggio del Trentino o Tirolo italiana all'Austria, fu favorevole, per quanto concerne l'organizzazione periferica, alla ricostituzione delle antiche comunità di villaggio con una proliferazione di comuni; quindi da Calavino si staccarono: Lasino, Cavedine e Padergnone che formarono a loro volta singoli comuni. I censiti eleggevano un Capo Comune, due Deputati comunali, un Cassiere e un Esattore delle tasse; la nomina di questi doveva essere convalidata dal Giudizio Distrettuale di Vezzano. Compiti del Capo Comune erano: mantenere l'ordine e la polizia, controllare l'operato del cassiere e dell'esattore, comandare le guardie campestri ed eseguire gli ordini impartiti dal Giudizio distrettuale.
Nel corso dell'ottocento, pur non verificandosi alcuna nuova modificazione territoriale, ci fu una più accurata regolamentazione istituzionale con la creazione di due organi elettivi: la Rappresentanza comunale (con funzioni paragonabili dell'attuale Consiglio comunale) e la Deputazione comunale (con funzioni avvicinabili all'attuale Giunta).

Il novecento
Così si arriva allo scoppio della prima guerra mondiale e al passaggio del Trentino all'Italia; negli anni conseguenti si hanno dei graduali cambiamenti, dapprima formali (come la denominazione di Sindaco anziché di Capo Comune; così quella di Consiglio e Giunta comunale in luogo di Rappresentanza e Deputazione comunale) e poi sostanziali come l'abolizione degli organi elettivi del Comune (Sindaco, Giunta e Consiglio) e la loro sostituzione con un Podestà di nomina regia; infine la soppressione dei Comuni più piccoli e la loro aggregazione a quelli maggiori. Nel nostro caso con il Regio Decreto 7 giugno 1928 Calavino fu aggregato a Lasino formando il Comune di Madruzzo, con sede a Lasino.
Con la nascita della Repubblica Italiana e la ricostruzione del secondo dopoguerra, è avvertita dalla Comunità di Calavino l'esigenza di ricostituire la vecchia municipalità; infatti . nonostante qualche opposizione - il Consiglio Regionale nel 1953 approva il distacco di Calavino da Lasino. È ancora vivo nel ricorso di molti il conseguimento di questo obiettivo e l'impegno degli abitanti di Calavino, che col volontariato riuscirono a realizzare una decorosa sede municipale, che è rimasta tale fino al 1993, allorché in data 24 ottobre 1993 venne inaugurata la nuova sede comunale (ex casa Sommadossi).

Di rilevante in questi 50 anni di storia (1953 - 2003) della neocostituita municipalità di Calavino, il referendum popolare dell'11 dicembre 1977, indetto nei Comuni di Calavino e Lasino, che portò all'unificazione del paese di Sarche - dapprima diviso nelle due frazioni di Sarche di Lasino e Sarche di Calavino - nell'ambito del solo Comune amministrativo di Calavino.

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